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Scritto da Matteo Bagatin
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Lunedì 06 Settembre 2010 07:09 |
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Sarà che siamo esattamente nel periodo della mostra del cinema di Venezia, sarà che abbiamo dato news di un corto trasmesso su RaiTre basato su Read Dead Redemption ottenuto utilizzando il motore grafico del gioco, ma ci sembra quantomeno doveroso parlare di quanto questi due mondi, un tempo ben distinti e lontani, ora si stanno influenzando l'un l'altro.
Argomento sicuramente interessante e decisamente vasto, l'influenza tra videogiochi e cinema è giunta probabilmente ora nel periodo più evidente. Videogiochi al cinema, cinema nei videogiochi e un'evoluzione per entrambe le parti che può portare a nuove possibilità. Questa è la situazione attuale, ma vediamo di chiarirla per fare un po' d'ordine.
I videogiochi al cinema ci sono. Azzarderei a dire che è dal 1993 che ci sono entrati grazie ai due idraulici più famosi del mondo: Super Mario Bros. Da lì in poi è stata tutta una strada in discesa (nonostante il flop di critica e pubblico) grazie anche ai film di combattimento del 1995: Street Fighter e Mortal Kombat che riescono ad avere un ben più ampio successo di pubblico grazie anche ai nomi famosi degli attori protagonisti: Jean-Claude Van Damme per l'uno e Christopher Lambert per l'altro. Da quel momento in poi, con il continuo sviluppo delle tecniche degli effetti speciali, film spettacolari e inimmagibili fino a quel momento sono diventati pane quotidiano, basti pensare al recente Prince of Persia.

Il cinema nei videogiochi si nota forse ancora di più, non tanto per i tie-in dei film importanti, ma quanto per una certa impostazione di telecamere e scenografia che, col passare degli anni, è andata praticamente a pareggiarsi con il cinema. Si può citare Mass Effect, Alan Wake o ancora Uncharted, ma il titolo più significativo è sicuramente Heavy Rain. Concepito e ideato da David Cage, fondatore di Quantic Dream, questo thriller utilizza attori veri e propri successivamente digitalizzati e utilizzati come protagonisti del gioco. Grazie alle nuove tecnologie quindi, non solo si riescono a produrre e realizzare film basati dai videogiochi, ma anche il contrario, con un utilizzo sempre più frequente di attori pronti a dare il fisico e, a volte, anche il viso a personaggi di qualche nuova opera ludica.
Poi esistono quelle opere ibride, come il corto di Read Dead Redemption trasmesso su RaiTre, che vengono chiamati machinima, abbreviazione di machine cinema o machine animation, che utilizzano un motore grafico già pronto di un videogioco, di cui utilizza texture, modelli e altri elementi. Oltre al caso già citato, i machinima sono stati dati in pasto al grande pubblico grazie ad un videogioco specifico: The Movies. Il titolo del geniale Peter Molyneux dava la possibilità ai giocatori di gestire uno studio cinematografico e di poter creare e gestire i propri film fin nel più piccolo dettaglio (costumi, copioni, musiche, ecc...) per poi registrarli e renderli disponibili tramite internet.

Tornando quindi all'argomento iniziale, i due mezzi sono profondamente in contatto e ormai le influenze sono sotto gli occhi di tutti. Cosa succederà in futuro non siamo in grado di dirlo, ma già una piccola certezza già l'abbiamo: con il successo dell'effetto 3D al cinema, anche il mondo dei videogiochi si è già attrezzato per utilizzare questa tecnologia nei prossimi giochi. Per il resto, purtroppo non ci resta altro che attendere impazientemente.
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Scritto da Mirko Moretti
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Venerdì 16 Aprile 2010 11:52 |
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Un rapporto, reso disponibile in questi giorni, stilato per il Congresso degli Stati uniti aveva il compito di fare luce sulla questione della "pirateria", da esso emergono diverse osservazioni.
Come prima cosa l'analisi comprende sia la contraffazione che la pirateria. I concetti andrebbero meglio analizzati e sicuramente non considerati assieme, ma il rapporto che inizialmente sembrava un po' di parte a tutela delle sole major, rivela che sotto il profilo dell'economia di un paese, sicuramente la parte gestita realmente da organizzazioni dedite al crimine e al terrorismo causa danno, ma solo una minima parte è controllata da queste organizzazioni.
Contraffazione e pirateria causano un'ampia gamma di effetti sull'economia, sui consumi, sul governo e sull'industria, nonché sugli introiti azionari delle compagnie danneggiate.
Come contrordine, viene anche detto che contraffazione e pirateria hanno a loro volta alcuni effetti positivi nel sistema. I consumatori sono anche invogliati dall'utilizzo del prodotto illecito all'acquisto del prodotto originale.
Chi ha goduto del prodotto contraffatto o lo ha provato desidera spesso il possesso di quello originale perché più appagato o ne desidera una migliore fruibilità.
Contraffazione e pirateria di per se causano un ipotetico danno solamente ad alcune compagnie. Ipotetico perché, da quanto risulta dalla relazione, non è possibile determinare l'ammontare del danno per le troppe variabili e le incerte valutazioni possibili, ma soprattutto l'economia di uno Stato non risente di questo danno.
Come è possibile direte voi? Facile: il risparmio conseguito spendendo di meno in alcuni settori, viene redistribuito nel sistema economico sotto forma di spese in altri settori. Le risorse circolano comunque sono solo redistribuite.
Di conseguenza la cosiddetta "Pirateria" sarebbe a costo zero per il sistema Stato. Le risorse che vengono spese per evitare la contraffazione dalle varie società interessate, potrebbero essere investite nello sviluppo e nell'innovazione del settore danneggiato anziché spesi per la tutela. Le protezioni vengono aggirate sempre più velocemente, rendendo di fatto una spesa inutile il continuo tentativo di tutela, finendo per danneggiare o portare detrimento solo a chi acquista il prodotto originale.
Contraffazione e pirateria sono sempre esistite ed esisteranno in varie forme anche in futuro, fanno parte dell'evoluzione del sistema e, come ogni sistema libero, alla fine si raggiunge l'equilibrio nel lungo termine, indipendentemente dalle forze che in esso agiscono.
Tutto evolve e tutto si trasforma, nulla si distrugge.
L'analisi completa del GAO è reperibile in Inglese al seguente link: documento GAO
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Scritto da Mirko Moretti
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Mercoledì 14 Aprile 2010 10:49 |
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Ecco una visione dell'iPad diviso in frammenti i cui costi di produzione, secondo stime approssimative riscontrabili su alcuni siti in internet, si aggirano intorno ai 260,00 dollari per la versione entry level ossia per il modello da 16GB e privo di tecnologia 3G, quasi la metà del prezzo finale di 499 dollari. Lo schermo resta la componente più costosa, ben 95 dollari uno degli schermi più costosi di sempre.
Secondo iSuppli, la proporzione fra costi di produzione e prezzi al dettaglio per i modelli di iPad di fascia più alta resta simile. Il modello da 32GB costa circa 289,10 dollari ad Apple, contro un prezzo finale per l'utente di 599 dollari. Il modello da 64GB ha un prezzo al dettaglio di 699 dollari mentre costa a Cupertino 348,10 dollari.
Questi sarebbero i costi iniziali per l'utente finale americano, ma bisogna considerare anche i costi degli accessori, di acquisto software e abbonamenti nonché il costo del traffico dati nel caso delle versioni 3G.
Una vera miniera considerando che Apple rinnova i propri prodotti una volta l'anno, fidelizzando chi desidera avere sempre l'ultima novità e attirando di volta in volta nuovi utilizzatori.
Attendiamo ora quanto dovremo sborsare in Italia, ma immaginiamo già il solito e, un po' seccante, cambio uno a uno.
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Scritto da Mirko Moretti
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Mercoledì 07 Aprile 2010 07:13 |
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Neanche due giorni dall'uscita del nuovo prodotto Apple che sono emersi diversi difetti dell'iPad.
Wi-Fi: no grazie!!!
Primo fra tutti, segnala "The New York Times" il problema del Wi-Fi.
Era accaduto anche per il software dell'iPhone 3.0, ma la stessa questione si ripete con l'iPad. Nonostante le voci che la nuova versione del iPhone OS 3.1 uscita a Settembre 2009 avrebbe risolto i problemi di salto o perdita della connessione Wi-Fi la soluzione proposta è risultata non funzionare in diversi casi. Neanche tre upgrade minori successivi hanno risolto la questione.
Lo stesso problema lo segnalano alcuni nuovi utenti dell'iPad. In alcune zone di scarso segnale il dispositivo non arriva dove altri non hanno difficoltà. La perdita del segnale si configura come un problema grave per un dispositivo concepito per l'uso in mobilità e lo è ancora di più se la vostra versione è dotata del solo wi-fi per collegarsi ad una rete. Il supporto tecnico Apple suggerisce alcune opzioni: riavviare il dispositivo, rivedere le impostazioni di connessione, cambiare posizione... e se non fosse possibile andare dal vicino? Queste soluzioni proposte non sono adatte o non risolvono ancora i problemi per molti di quelli che lamentano problemi e si fa strada l'ipotesi che qualche esemplare abbia un difetto all'antenna, collocata proprio sotto il logo Apple visibile sul retro del prodotto.
La carica dell'USB
Il vostro iPad si carica solo su connessioni USB 2.0 se il dispositivo è acceso, altrimenti le versioni più vecchie dei vostri Pc non saranno in grado di alimentare il dispositivo se non da spento.
Ho voglia di uova alla piastra.
L'iPad scalda. Come risposta a questo evento, il dispositivo si spegne e suggerisce di aspettare il tempo necessario a raffreddarsi prima di essere usato nuovamente. La temperatura operativa del dispositivo va da 0 a 35 gradi e quindi alle soglie dell'estate pensiamoci bene prima di ritrovarci in spiaggia nella speranza di rilassarci vedendoci un film.
Preferisco leggere un libro
Trecentomila iPad venduti in un giorno e gli esperti di statistica del settore ne segnalano un totale di circa settecento mila prenotati in prossima vendita. Un terzo degli acquisti effettuati è stato di libri in formato e-book. Alcuni lamentano, pur riconoscendo la validità dello schermo, la scarsa visibilità del testo sotto una luce troppo forte. Anni di ricerca rivolti a sviluppare un supporto che simuli la carta non sembra abbiano fatto comprendere che gli schermi lcd non sono ancora indicati per una lettura riposante come lo è quella ottenuta leggendo su carta. Però il software di gestione per leggere libri sviluppato da Apple per leggere i libri piace, anche se per averlo dovrete scaricarlo dal catalogo in quanto non è stato preinstallato.
Libertà di utilizzo
Uno dei fastidi più grandi è di disporre di un prodotto che può fare tanto, ma te lo limitano per evitare che il proprietario lo usi in modo improprio e/o con finalità ritenute non lucrative dalla società che te lo vende.
Così come per l'iPhone, anche per l'iPad, nel giro di un giorno è stato prodotto un software Jailbreak che, invalidando la garanzia, ne sblocca i limiti imposti da casa Apple.
Il vantaggio è che, oltre a potere utilizzare i programmi non approvati dalla casa madre, si possono vedere filmati in formato flash, attualmente incompatibili con il prodotto Apple.
Nel frattempo altri Tablet si affacciano sul mercato. Rimaniamo in attesa che la concorrenza soddisfi i nostri bisogni inattesi o attendiamo la terza o quarta incarnazione dell'iPad che risolva le pecche e soddisfi tutto quello che gli utenti vogliono, ma ancora non hanno.
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Scritto da Giuliano Delfino
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Venerdì 02 Aprile 2010 10:32 |
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Ormai tutti noi possediamo uno smartphone...o quasi tutti. Un terminale che è ancora troppo "cellulare" per vederci girare Windows, ma che allo stesso tempo ormai fa più o meno le stesse cose di un computer e a differenza di qualche tempo fa non è più un oggetto da scegliere sulla base del produttore o della facilità del menu.

Ora come ora, in attesa dei primi terminali che abbiano processori capaci di comprendere le istruzioni che permettono a Windows di funzionare (qualcosa in giro c'è già se pensate a Maemo o ai netbook 3G, anche se carenti di capacità telefoniche), ci troviamo di fronte a un mercato che invece di avvicinarsi al PC o al Mac si è staccato interamente creandosi i suoi sistemi operativi e il suo mondo.
Fino a ieri si pensava "aspettiamo il primo telefonino con XP, magari embedded o Seven starter, o il primo netbook con cui potrò telefonare" adesso pensiamo "meglio Android, Mac OS o Symbian per il mio telefono??? Tanto Windows a questo punto resta tranquillamente sul pc"
Questo fattore è senz'altro merito di mamma Nokia che con il "suo" Symbian, negli ormai lontani tempi del Nokia 7650, ha sconvolto tutti creando il primo telefono che permetteva l'installazione di applicazioni e la personalizzazione profonda...insomma il primo vero Smartphone dotato di un sistema operativo fatto apposta per un telefono.

Subito dopo ha prodotto il 3650 (ve lo ricordate con la sua tastiera a forma di sorriso?) e ha pensato bene di introdurre le schede di memoria! Geniale! All'epoca 128 Mega sul cellulare sembravano magia e la suoneria MP3 ci proiettava nel futuro e non tutti sapevano quanto già con quel terminale si potesse fare installando qualche piccolo file SIS.
Da allora Symbian si è evoluto, ma purtroppo non abbastanza da lasciarsi depredare il mercato da altri rivali...Nokia ha commesso l'errore di adagiarsi sugli allori e di rallentare l'evoluzione, sia dal punto di vista hardware che dal punto di vista innovativo del sistema stesso. A volte Nokia prende delle decisioni un pò strane se pensiamo all'accelerometro presente fin da subito nell'n95 e mai reclamizzato o sfruttato, o dagli attuali telefoni che ancora hanno un clock molto basso per definirli competitivi in certi casi. Poi se ne spunta fuori con terminali come l'N900 che nonostante i grossi problemi di batteria è stupendo e sembra veramente un computer a tutti gli effetti, ma resta in ogni caso un terminale di nicchia.
Fortunatamente ci sono anche dei software che sopperiscono ai problemi...se pensate che Nokia sia validissima nella navigazione Web grazie al supporto flash, ma non veloce come l'impressionante Iphoneprovate Skyfire, il browser migliore che ci sia, gratuito all'indirizzo www.skyfire.com
Ed ecco che arriva Apple che con la zampata geniale dell'Iphone crea un terminale di moda, supercool (basti pensare al display capacitivo!), potente (grazie all'hardware, ma anche grazie anche al "monotasking") e soprattutto crea l'Apple Store, dando vita a un mercato di applicazioni vastissimo e fornito di software che fanno tremare il computer e persino la playstation.
Apple non nasconde affatto il suo accelerometro e sfrutta ogni briciola del terminale per produrre e far produrre applicativi stupefacenti in ogni ramo...pensate solo al controllo remoto dei propri computer o ai giochi dalla grafica eccezionale e dal controllo simile alla Wii o al nuovo campo introdotto dall'Iphone 3gs della "realtà aumentata" che combina tutti i gadget del nostro melafonino per creare un valore aggiunto che nel futuro potrà farci rizzare i capelli. Nokia segue in ritardo con l'Ovi Store, ancora un pò carente.
Certo l'Iphone non è esente dai difetti. Il lato telefonico non è assolutamente all'altezza di Nokia, così come il chip Wifi...perlomeno fino al 3G. E in ogni caso Apple si ingarbuglia sempre nelle sue fissazioni...vedi lo strano Bluetooth, la terribile assenza di flash e i limiti imposti da Itunes nella gestione del dispositivo.

E poi gli smanettoni scoprono il Jailbreak (GeoHot soprattutto) e, come per l'unlock di Nokia, le possibilità si moltiplicano.
E ultimo, ma non certo ultimo l'amico Google, che come sappiamo mette il suo zampino dappertutto e sbarca con Android promettendo software per telefoni, ma anche per PC.
E Android effettivamente è superbello e ha (figuriamoci!) anche lui il suo bel Android Store per le applicazioni free e non.
Inoltre un sacco di terminali ormai lo montano...persino un rispolveratissimo Acer Liquid che ha rimesso in piedi una sezione di Acer un pò traballante.

La domanda che ci poniamo a questo punto è: "E adesso????"
Ci rispondiamo per ora così...Scordiamoci per il momento i cellulari con Windows, sarà più facile avere Netbook telefonici...abituiamoci per un pò all'idea di dover scegliere tra Apple, Symbian e Android e il produttore sarà come nei computer solo un fattore di hardware, quindi il più bello con la fotocamera migliore, la tastiera più ergonomica (fisica o virtuale che sia), il processore più potente e che avrà il sistema operativo che più ci piace vincerà!
Restano sempre validi i cellulari sotto i 50 euro senza capacità di installazione e quant'altro che comunque continuano a soddisfare benissimo le esigenze di chi si accontenta ancora di telefonare e mandare sms e può fare a meno di foto, bluetooth, Wifi, GPS, accelerometro, bussola, impronte digitali e chi più ne ha più ne metta...
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