Recentemente abbiamo pubblicato i risultati di un precedente sondaggio in cui Lewis ha chiesto agli italiani come preferiscono informarsi. Questa volta è passata dall'altro lato della barricata e si è proposta di capire invece dove i giornalisti italiani, in questo nuovo panorama in cui i Social Media si sono inseriti quasi con prepotenza, trovano ispirazione nelgenerare la notizia.
Intanto un breve preambolo sui Social Network: dei giornalisti coinvolti nel sondaggio l’83%è presente su Facebook, il 70% su LinkedIn, mentre Twitter, che ha visto il suo boom proprio nel 2011, raccoglie il 69% delle iscrizioni. Il 9%, invece, non subisce minimamente il fascino di questi nuovi canali e dichiara di non aver sottoscritto nessun profilo.
Solo il 5% dei giornalisti intervistati ripone piena fiducia in questi mezzi, mentre all’opposto, l’8% non si fida minimamente. La maggior parte (62%) li considera abbastanza attendibili, preferendo sempre e comunque verificarne la veridicità. Questo scetticismo si riflette in quanto emerso dallo studio precedente rivolto invece al pubblico fruitore, secondo il quale solo il 10% dei lettori confida nella veridicità delle notizie, percentuale destinata a salire con lo sviluppo della presenza dei giornalisti all’interno delle reti sociali, in grado di garantire un maggior rigore dell’informazione.
Facebook, Twitter, blog e affini rappresentano strumenti di ampissima diffusione, in grado di selezionare, elaborare, aggregare e condividere le notizie: ma che ruolo hanno effettivamente nel lavoro quotidiano di redazione? Il 38% attribuisce ai Social Media il ruolo di fonte di informazione, da utilizzare unitamente a tutte le altre. Il 25% si serve dei vari post per confrontare i diversi punti di vista, mentre il 24% non li tiene nemmeno in considerazione. L’11% attinge dalle reti sociali dettagli e ricami per “farcire” le proprie storie, mentre rimane praticamente invisibile (2%) quella fetta di rispondenti che li utilizza come fonte primaria.
La metà degli intervistati (51%) considera i canali social molto importanti per la diffusione di una notiza, ma è comunque necessario un affiancamento di un metodo più tradizionale come quella della stampa. C’è un 29%, invece, che non riesce più a farne a meno: questi strumenti sono divenuti imprescindibili, perché consentono l’interazione con i lettori, che hanno ormai abbandonato il ruolo passivo a vantaggio di un maggior coinvolgimento. Non mancano gli scettici cronici che addirittura non considerano queste reti degne di rientrare nell’Olimpo dell’informazione (14%).
Il 57% degli operatori del settore condivide sul web le informazioni che ritiene più interessanti, e il 26% lo fa cercando di generare una vera e propria discussione sull’argomento, stimolando lo scambio di opinioni, e commentando i post degli altri (21%). Il 19% ritiene che i Social Media non siano il luogo adatto per creare dibattiti di un certo livello.
Ma l’utilizzo dei canali Social nel lavoro di redazione non si esaurisce solo nel ruolo di risorsa o ispirazione: per molti, infatti, rappresentano un vero e proprio mezzo di promozione della propria immagine. Il 23% ammette candidamente di utilizzare Facebook e compagni per diffondere tutti i propri lavori, mentre il 25% si limita a postare solo gli articoli più interessanti. Il 50%, forse con un pizzico di sdegno, si rifiuta di divulgare i propri scritti tramite queste reti.
Il 38%affida la promozione della propria immagine ai Social Media, ma non lo ritiene strettamente necessario, mentre il 20% li considera assolutamente irrilevanti al raggiungimento di questo scopo. Stessa percentuale (21%) per chi non può farne a meno, potendo raggiungere un bacino di utenti mai visto prima, e per quelli che li ritengono importanti perché consentono un certo dialogo con i fruitori della notizia.
| Tweet |
